Vite spese al meglio

Le biografie dei due uomini a cui è dedicato il “Progetto Langer-Sassoli”. Per scoprire le esperienze che hanno forgiato le idee politiche, sociali, civili – umane – di Alexander Langer e David Sassoli

Le idee di ciascuna persona nascono da una miriade di fattori quasi impossibili da prevedere. Il contesto familiare e sociale, il percorso formativo, gli incontri, i viaggi, le letture, le esperienze di vita, le reazioni agli imprevisti, le scelte professionali, la costanza, le debolezze. E tanti altri che sicuramente non stanno in questa lista. Alla fine, però, quello che emerge è un risultato finito e allo stesso tempo in costante rielaborazione: un essere umano con le proprie convinzioni politiche, sociali, civili. La differenza risiede non solo nel valore delle idee che impregnano ciascuna persona, ma anche quanto queste riescono a essere una fonte di ispirazione per gli altri. Alexander Langer e David Sassoli la differenza l’hanno fatta davvero e questo Progetto nasce per testimoniarlo.

È per questa ragione che la prima pagina del taccuino Langer-Sassoli porta scritta la biografia di questi due uomini e politici che sono stati e continuano a essere una fonte di ispirazione per migliaia di persone in Europa e nel mondo. È grazie alle loro idee – che analizzeremo man mano – che è stato possibile tutto questo. Ma, appunto, queste idee si sono edificate su quanto hanno visto, fatto, disfatto, lottato e creduto. Vale la pena cominciare da qui.

Sassoli Langer


Alexander Langer: costruire ponti, abbattere gabbie

Alexander Langer nasce a Vipiteno/Sterzing (nella provincia autonoma di Bolzano) il 22 febbraio del 1946. La famiglia in cui cresce è laica, democratica e tollerante sulle questioni etniche, in un Alto Adige divorato dalle tensioni tra la comunità linguistica italiana e quella tedesca. Da bambino Langer frequenta l’asilo italiano, poi a Bolzano le scuole medie e il liceo classico in lingua tedesca presso i francescani, ma vivendo in un quartiere prevalentemente italiano. “Nessuna delle bandiere che spesso svettano davanti a ostelli o campeggi è la mia, non ne sento la mancanza. In compenso riesco, con il tedesco e l’italiano, a parlare e a capire nell’arco che va dalla Danimarca alla Sicilia“, scrive nella sua Autobiografia Minima Personalia.

Alexander Langer RagazzoDa giovane cattolico decide di intraprendere la via del sacerdozio, ma viene dissuaso dall’opposizione dei genitori. Si trasferisce allora a Firenze, per frequentare la Facoltà di Giurisprudenza. Sono gli anni del dialogo tra cattolici e marxisti e Langer scopre la componente popolare della sinistra italiana del suo professore Giorgio La Pira. A Firenze frequenta i nascenti movimenti del dissenso cattolico, incontra Don Lorenzo Milani e nel 1967 fonda con altri giovani intellettuali sudtirolesi il mensile Die Brücke (I Ponti). Dopo un anno di servizio militare, aderisce a Lotta Continua e stringe amicizia con il leader Adriano Sofri: collabora e diventa direttore responsabile del quotidiano del movimento in Germania, dove frequenta gli immigrati italiani e studia i movimenti di pace e di solidarietà internazionale.

Esaurita l’esperienza di Lotta Continua, che cerca di salvare dalla radicalizzazione, torna a Bolzano e nel 1978 viene eletto come consigliere regionale tra le fila di Neue Linke – Nuova Sinistra, lista appoggiata dal Partito Radicale e impregnata del suo contributo sui temi interetnici e ambientalisti. Nel 1981 (e poi ancora nel 1991) si rifiuta di dichiarare la propria appartenenza al censimento etnico, opponendosi alla divisione tra comunità in Alto Adige. Insieme all’amico scalatore Reinhold Messner diventa membro dei Verdi del Sudtirolo/Alto Adige e si ritaglia il ruolo di promotore del movimento politico dei Verdi in Italia e in Europa. La interpreta come una forza innovativa e trasversale, in cui far dialogare le sue esperienze politiche e personali: la cultura della sinistra, l’area radicale, l’impegno cattolico, la spinta di aree non conformiste e non comprese nello spettro canonico della politica. Nel 1984 tiene la relazione introduttiva alla prima assemblea nazionale delle liste verdi a Firenze: “Mi trovo investito di una funzione di battistrada e di punto d’equilibrio che svolgo volentieri, nella prospettiva di passare velocemente il testimone ad altri”.

Alexander LangerCandidato nella circoscrizione Italia nord-est alle elezioni europee del 1989, viene eletto e diventa il primo presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento UE. Due anni più tardi viene nominato presidente della delegazione UE per i rapporti con l’Albania, la Bulgaria e la Romania: fonda il Comitato di solidarietà con l’Albania nel momento del collasso dello Stato albanese, promuove l’accordo di transito con l’Austria e di cooperazione con la Slovenia e compie diverse missioni dell’Eurocamera, anche a Sarajevo. È in questo momento che aumenta l’impegno a sostegno delle forze di conciliazione interetnica nei territori dell’ex-Jugoslavia. Il Parlamento Europeo approva la sua relazione di proposta per l’istituzione di un Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità nell’ex-Jugoslavia. Con la parlamentare austriaca Marijana Grandits fonda il Verona Forum per la pace e la riconciliazione nell’ex-Jugoslavia, per offrire un tavolo di dialogo a centinaia di persone che si riuniscono a Verona, Vienna, Parigi, Tuzla, Zagabria e Skopje.

A partire dallo scoppio delle guerre nei Balcani, Langer sostiene sul territorio il Centro campagna anti-guerra di Zagabria, il Centro per la non-violenza di Lubiana e il Centro anti-guerra di Belgrado, partecipando alle due Carovane di pace verso il Kosovo e nei territori dell’ex-Jugoslavia. Nel 1994, dopo essere stato rieletto come membro del Parlamento Europeo, presenta per la prima volta l’idea di costituire un Corpo Civile di Pace Europeo, per gestire, trasformare e prevenire i conflitti senza l’uso della violenza o delle armi. Ma gli eventi lo sovrastano e lo travolgono. Dopo la strage di Tuzla (che avrebbe portato al massacro di Srebrenica), Langer invoca l’invio di soldati per fermare l’aggressione delle milizie di Ratko Mladić e proteggere le vittime. Rimane inascoltato e senza compagni in questo appello e il senso di solitudine e sconfitta aggrava la sua depressione. Il 26 giugno del 1995 partecipa a Cannes alle proteste contro l’inerzia dei capi di Stato e di governo della Comunità Europea rispetto alle violenze e alle pulizie etniche e scrive il suo ultimo articolo: L’Europa muore o rinasce a Sarajevo.

Il dramma dei Balcani lo divora dall’interno e lo porta al suicidio il 3 luglio del 1995. A soli 49 anni si impicca a un albicocco a Pian dei Giullari, nei pressi di Firenze, lasciando tre biglietti alla moglie, Valeria Malcontenti, ai familiari e agli amici: “I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati. Anche nell’accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto“. Il corpo di Alexander Langer è sepolto nel piccolo cimitero di Telves, accanto ai genitori che sin da bambino lo avevano spinto ad aprirsi al mondo e al dialogo.


David Sassoli: il bisogno di migliorarsi sempre

Nella Firenze in cui Langer aveva studiato e dove poi aveva salutato la vita, il 30 maggio 1956 nasce David Sassoli. Li separano dieci anni e 350 chilometri, ma alcuni tratti li uniscono. Come Langer, anche Sassoli si forma nella tradizione del cattolicesimo democratico (la stessa di Aldo Moro, Giorgio La Pira, Sergio Mattarella e Romano Prodi) ma a Roma, città in cui si è trasferito con i genitori da bambino. Con questo spirito aderisce alla Rosa Bianca, associazione di cultura politica che ingloba i gruppi di giovani provenienti dall’associazionismo cattolico, e si iscrive agli scout dell’AGESCI. Negli anni Ottanta emerge il primo impegno politico, con l’esperienza della Lega Democratica, destinato a riemergere a qualche decennio di distanza.

Sassoli Muro BerlinoSi iscrive alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, ma non termina gli studi per dedicarsi a tempo pieno al giornalismo, la sua vera passione. L’ha ereditata dal padre Domenico, anche lui giornalista, muovendo i primi passi nell’agenzia di stampa ASCA. Professionista dal 1986, un anno prima ha iniziato la collaborazione con la redazione romana de Il Giorno. È testimone diretto di eventi storici cruciali, come la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989. È nel 1992 che avviene la svolta, che lo porta presto nelle case di tutti gli italiani e le italiane, ogni sera alle ore 20. Viene assunto come inviato di cronaca del TG3, dove si occupa di mafia, Tangentopoli e inchieste sulle stragi, fino a entrare sette anni più tardi nella redazione del TG1 come inviato speciale. Diventa conduttore di punta del TG1 e nel 2007 vicedirettore del telegiornale.

Sassoli TG1A 30 anni di distanza dalle prime esperienze politiche, tra il 6 e il 7 giugno del 2009 Sassoli fa ufficialmente ingresso nella res publica europea alle elezioni del Parlamento UE, tra le fila del Partito Democratico. Con 405.967 preferenze è il primo eletto nella circoscrizione Italia centrale e tra i più votati in tutto il Paese: un risultato che gli spalanca le porte della guida della delegazione del PD all’Eurocamera. Dopo essere arrivato secondo alle primarie del PD per le elezioni amministrative di Roma del 2013 (dietro Ignazio Marino, futuro sindaco), un anno più tardi si ricandida alle elezioni europee: viene eletto eurodeputato dai cittadini e il primo luglio 2014 vicepresidente del Parlamento UE con il voto di 393 colleghi e colleghe.

Autore della più importante legge di riforma ferroviaria dell’Unione Europea per l’apertura del mercato dell’alta velocità, attento alla politica euro-mediterranea per lo sviluppo del dialogo con le istituzioni dei Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, membro della missione elettorale UE in Libano e della delegazione UE-Serbia. Durante tutta la legislatura conduce una battaglia per un Parlamento Europeo più efficiente e aperto ai cittadini, promuovendo la trasparenza, la tracciabilità delle spese e l’efficienza nella rendicontazione delle attività degli eurodeputati.

David Sassoli Presidente Parlamento UENel 2019 si ricandida per la terza volta consecutiva alle elezioni europee e il 3 luglio viene eletto presidente del Parlamento UE con 345 voti al secondo scrutinio, con il sostegno compatto del fronte europeista. Esprime a più riprese la necessità di una progressiva cessione di sovranità alle istituzioni comunitarie da parte degli Stati nazionali, di una maggiore accoglienza delle persone migranti e di più severità contro le violazioni dello Stato di diritto da parte dei Paesi membri. Il mandato di Sassoli è stato condizionato dalla pandemia di COVID-19, ma sotto la sua guida il Parlamento Europeo è stato una delle istituzioni più rapide al mondo ad adattarsi al cambiamento: ha spinto per adottare la procedura di voto elettronica, ma senza mai chiudere le porte dell’Eurocamera. Un messaggio di speranza, oltre che di forte senso di responsabilità istituzionale: “La democrazia non può essere sospesa durante una crisi così drammatica, come legislatori abbiamo i mezzi, la possibilità e il dovere di essere utili”.

A tradirlo non è la mente, ma il corpo. Soffre di una grave forma di mieloma, per cui nel 2011 subisce un trapianto di cellule staminali ematopoietiche, prima di essere ricoverato nuovamente per polmonite da legionella. Le condizioni di salute si aggravano nuovamente nel settembre del 2021 ed è costretto ad assentarsi dai lavori del Parlamento UE per due mesi. Torna per un mese a presiedere l’istituzione, ma dal 26 dicembre è nuovamente ricoverato per una grave complicanza immunitaria. Muore alle ore 1:15 dell’11 gennaio 2022 per una polmonite presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (Pordenone). Ha solo 65 anni. Per lui vengono celebrati i funerali di Stato a Roma, alla presenza dell’arcivescovo di Bologna e amico di gioventù, cardinal Matteo Maria Zuppi. Come da sue volontà, David Sassoli viene sepolto nel cimitero di Sutri, a 520 chilometri dal luogo in cui riposa da quasi 27 anni il corpo di Alexander Langer.